Paolo Polli nasce a Milano nel'51. Frequenta i corsi di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Brera e la Scuola Politecnica di Design. E' allievo di Bruno Munari e Max Huber. Come libero professionista, nel campo del visual designer, dedica alcuni anni di attività allo studio e progettazione di immagini coordinate, e alla grafica applicata all'architettura. Successivamente si dedica esclusivamente alla pittura e alla progettazione di scenografie per il teatro ed il cinema.
Ha viaggiato e vissuto parecchio tempo in India.
Suoi dipinti sono stati pubblicati su testate italiane e internazionali. Ha esposto in Italia e all'estero.
I dipinti di Paolo Polli colpiscono subito per un paradosso. Trovi un'architettonicità tesa, rigoroso, salda e nello stesso tempo un che di impalbabile che la rende flessibile, percorsa da una vertigine animistica, quasi un entità; insomma midollo più che ossa. si tratta di un delicato armonizzare tra il senso, forte, della costruzione e la luce, elemento principale di questi lavori; in vista della realizzazione di una atmosfera diffusa e vibrante. Chiaro e ben referenziale il messaggio: personaggi perplessi e emblematici in un paesaggio ora aperto ora domestico empaticamente parteciaptivo. Tuttavia si scopre che quello che in realtà l'autore vuole comunicare - comunica - è altra cosa. E' la storia per "quadri" ( uso il termine in senso scenografico) di una vicenda spirituale che va al di là delle contingenze e dell sue dirette materializzazioni. Questi dipinti sono infatti come lo specchio di un' autoanalisi di tipo trascendentale che però l'autore sente il bisogno di registrare in via indiretta, mediante un raggiro, attraverso modi mimetici e descrittivistici. Ciò può essere confermato da un'attenzione alla spazialità. Essa non esprime un'esperienza realistica; in certo senso ha le stesse caratteristiche di quella rinascimentale. Oltre che proporzionale (da qui l'errore verso una lettura iperrealistica), la spazialità è razionale ed idealistica. Insomma si tratta di situazioni inventate, pur se logiche, e prive di presunti automatismi psichici surrealisti. E' per questi motivi che Polli se ne sta lontano dai pericoli del Kitsch, diversamente da quelle esperienze tese ad esasperare il pattern mimetico. Per altro l'artista ha forte il senso della sintesi la quale si realizza in una resa atmosferica omogenea ed implosiva. Che è quella che stabilisce il tono di queste intense narrazioni.
Carmelo Strano
NUVOLE E NOTTURNI DI PAOLO
Dopo Nietzsche fu chiaro che la giovinezza e l'età creativa della nostra civiltà erano trascorse, si era giunti al tramonto...
Fu allora nei decenni di transizione che i Pellegrini d'Oriente ebbero nuove intuizioni circa l'essenza dalla nostra civiltà, si immedesimavano in epoche e civiltà remote e sapevano eseguire musiche di altri tempi nella loro antica purezza."
H.Hesse "Il gioco delle perle di vetro."
Il treno che rallenta lascia intravedere come esercizio di meditazione quell'antico paesaggio di terra, pietra e ulivo, cinto di muretti a secco e arcaiche costruzioni a tholos, stagliato nel finestrino, incorniciato come la tela di un quadro.
Un orizzonte dove il cielo invade l'intera scena, dove stratificazioni percettive, secoli di prospettiva rinascimentale fanno apparire irreali quei cieli così azzurri.
L’esperienza di Brunelleschi riduce la nuvola ad un effetto di riflessione, un riflesso speculare, finalizzato all’analisi della profondità prospettica.
Più tardi attraverso gli studi di John Ruskin sui Modern Painters, e in particolar modo su W. M. Turner, si è intuito che erano le nuvole a dare qualità e significato al cielo come espressione dell'infinito.
La narrazione attuale si rivolge al passato per evocare un percorso spirituale, una corrente che incrocia oriente e occidente, occidente e oriente, l'alba e il tramonto di una civiltà. Questo riguarda il senso del tempo, l'evoluzione e il colore del tempo, il tempo come arte.
Lo spazio dell'arte ci dissolve nel tempo senza tempo, il nostro incontro tra pittura e scrittura avviene qui ed ora in questo paesaggio consacrato al fuoco, al canto, alla danza sacra.
"Un sogno realizzato, essere qui, in questa notte di settembre " dice Paolo seduti intorno al fuoco di notte.
Nico dagli appunti di viaggio.
“… il sogno che si realizza è un dono, e ti coglie nella parte più sensibile di te… un privilegio che manda in frantumi qualsiasi idea preconcetta tu ti sia fatto della tua vita, perchè l'intera tua vita è consacrata a quel sogno. Siamo qui per tener desto il sogno.”
Fuori dalla storia dell'arte, fuori dal tempo effimero del prima e dopo. In questo non spazio-tempo coinvolti nel flusso dei Pellegrini d'Oriente descritti da Hesse, vengono suonate musiche d'altri tempi nella loro antica purezza.
La poetica di un'arte tutta concentrata a fermare l'istante per conoscere le infinite dimensioni del tempo.
Paolo: “...proprio come fermare le nuvole in cielo.
Le mie nuvole sono la libera creatività del cielo.”
Una pittura che tenta di restituire l'ordinamento delle nuvole.
La nuvola non incoraggia il disegno a causa della sua instabilià, della sua evanescenza. Si può disegnare una nuvola prima che si disperda o si trasformi come il fumo di un fuoco. Si può utilizzare la fotografia, ma la purezza del gesto pittorico obbliga ad accontentarsi di poche linee frettolose, molto concentrate, per poi procedere a memoria nell'orizzonte senza limiti dello spazio interiore.
Sul mare nel pomeriggio ventoso.
P. - Hai fogli con te?
N.- No, me se parliamo io ricordo.
P. -Voglio dirti…penso all’influenza delle forme del ‘realismo fantastico ’ tedesco degli anni ’40 del secolo scorso.
N.- Uhm, una specie di ‘metafisica’… scusa ma non voglio apparire intellettuale già cancellerei quell’incipit con Nietzsche.
P.- No, lascialo è bello.
N.- Si, d’accordo, citato da Herman Hesse. Vedi io sparo nelle prime due parole un riferimento pesante e poi lo lascio lì, potrei dire Spengler ‘Il tramonto dell’occidente’, disinvoltamente senza spiegare nulla.
P.- E’ chiaro che stiamo parlando dell’Esperienza.
N. - Certo poi immagino uno che anziché cercare di capire dice ‘cavolo questo si è un vero intellettuale’
P.- sorride- Ed è già dalla parte che non ci interessa. Semplicemente volevo sottolineare l’aspetto trascendente…è un ‘realismo magico ’.
N. -Si, un ‘ metarealismo ’ che indaga la materia del paesaggio, il cielo e le nuvole, le architetture sul piano simbolico e visionario.
P. - Come strutture della materia e della luce.
La sfida non è rivolta alla fotografia, né all’iperrealismo americano talvolta agghiacciante, né al dolcemente pop della west-coast, la sfida è rivolta all’aleatorio al processo naturale che genera il fenomeno.
L'antica pittura paesaggistica orientale, la più antica, quella cinese, chiamava la procedura 'Chui Yun' letteralmente 'soffiare le nuvole' soffiare le forze invisibili che condensano e dissolvono.
L’essenza impalpabile da nuvola diventa materia. E’ l’ultima chance che concediamo alla possibilità di raccontare.
Più tardi nello studio, i ‘notturni’. Il notturno è il racconto di una dissolvenza, una dissolvenza nel tempo, il contrarsi nell’istante di una infinità di sincronie. La scrittura percorre il confine tra immagine e parola, respiro di ambienti deserti, architetture trasparenti, dettagli di strutture architettoniche, cercando tracce luminose dell'energia naturale ed umana nell'ambiente metropolitano notturno.
Attraverso accurati frammenti di dettagli realistici appaiono luoghi dell'immaginario dove possiamo sentire diverse emozioni e diverse esperienze. E' l'ultima chance che diamo alla possibilità di raccontare un paesaggio senza cielo in una città deserta, svuotata, attraversata da riverberi azzurrini. Il lavoro è concentrato sulla creazione di queste strutture tra organico e inorganico, naturale e artificiale, un giardino illuminato di notte, un luogo dove puoi immaginare creature strutturalmente eleganti, armoniose, luminose. Un luogo dove è possibile avvertire la presenza di simili creature. Come nella scena vuota di un teatro vuoto, dove vagano emozioni già consumate, eppure persistenti. Le scie emotive di esseri umani compenetrate nelle strutture architettoniche. Il dileguarsi dell' entità materiale della figura.
Riflessi, trasparenze, sovrapposizioni, risonanze animiche della materia.
Una pittura oggettiva che ambienta, delinea e visualizza tracciati di luce.... una luce blu diffusa, talvolta una chiara luce iperreale, che rivela dimensioni parallele e nascoste risonanze interiori.
Nico Bizzarro
‘Il bianco affanno della nostra tela, il geroglifico del soffio’ e molto altro da Hubert Damisch “Teoria della nuvola".
Polli's fluid strokes are convincing, but he is not content with precision. In an arid landscape of barren, jagged outcroppings, blue couches and coffee table cast an eerie glow. A mirage like quality lands a seductive mystery to the paintings. Polli's work draws on classical references freely but transmogrifies their inherent archetypal power by juxtaposing them with vision, even allucination. Patterns are suggested by repeating the central illusionary object in some paintings such as the blue couches and the floating houses. Although Polli dares to approach metaphors, his work is too rich for an easy reading. The vewer is led toward interpretations just as these buildings float up and down. from some valley. The subtle manipulation of landscape is indicative of Polli's allusionary ability. We can only applaud painters who combine an accomplished style with a magic imagination.
Darrin Crane, New York 1984
L’impatto fà pensare ad una poetica di tipo ipperrealista, descrittivo, ma un’analisi più attenta porta ad altre forme, più originali della letteratura per lo più americana, degli ultimi anni. Le immagini suggerite da Polli di personaggi assorti e solitari inghiottiti in complesse strutture architettoniche ricordano infatti la lucidità minimalista di un Bret Easton Ellis o David Lewitt, autori in cui l’ansia di vivere diventa quieta accettazione del precario equilibrio tra individualità ed universo tecnologico. Su questo terreno l’artista fà convivere umanità, romanticismo, architetture e natura.
L’ARCA gennaio 1990
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